05/02/2020

Io amo questa terra


Tratto da:
Ai Qing, Bandito e poeta. Con testo cinese a fronte, a cura di Anna Bujatti, Libri Scheiwiller, 1990


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Guida alla lettura

«Perché i miei occhi sono sempre colmi di lacrime?», si domanda il poeta Ai Qing in questa delicata lirica. «Perché ho per questa terra un amore profondo». Dove “terra” non è soltanto un riferimento geografico, un luogo nell’universo, il pianeta su cui viviamo, ma anche lo spazio della nostra esistenza, la vita che ci è dato di vivere, il dolore e la gioia, le passioni del corpo e dello spirito, il dialogo con noi stessi e le relazioni che intessiamo con gli altri.
La lirica è un flusso continuo di bellissime immagini: le tempeste che percuotono il mondo, i fiumi vorticosi, il vento furioso e incessante, l’alba che dolce si affaccia fra i boschi. Sino alla visione commovente di quelle piume che, dopo la morte del poeta-uccello, si decompongono lentamente nella terra, tenue ricordo di un canto d’amore e di dolore.
Dal punto di vista ritmico e retorico, la composizione di Ai Qing è un piccolo capolavoro in tre parti. Tutto inizia con un verso simile a uno squillo di tromba («Se fossi un uccello…»), a cui seguono i quattro temi cantati dal poeta: la terra tempestosa, i fiumi vorticosi, il vento furioso, l’alba dolcissima. Quei fiumi sono «gonfi della nostra collera»: capiamo che è innanzitutto della violenza umana che il poeta ci sta parlando, ma anche della speranza che si fa strada come l’alba fra gli alberi.
Una speranza, però, che presto appassisce. La seconda parte della lirica muove da uno scarto improvviso che afferra il cuore: il poeta-uccello canta e subito muore, e torna alla terra che lo ha generato, esile e indifeso. C’è in quei brevissimi versi tutta l’impotenza dell’uomo di pace, il silenzioso venir meno della parola di giustizia, dell’amore rifiutato e tradito. L’uccello muore, vittima pura, simbolo non-violento di un’alternativa di vita che la storia non coglie, che noi stessi non cogliamo quando lasciamo che la collera abbia la meglio sull’alba dolcissima del mattino.
La terza parte contiene la domanda e la risposta che tutto chiariscono: il canto e il pianto, la morte e quel silenzioso ritorno, sono il segno di un amore profondo per il mondo e per la vita. Il segno dell’amore nonostante tutto. Con poche e scelte parole, cesellate come un monile d’oriente, Ai Qing ci lascia un appello e un esempio, un desiderio incompiuto e un compito per l’avvenire: amare la terra da cui veniamo e a cui un giorno ritorneremo, denunciare con mitezza le contraddizioni del mondo, fare spazio all’alba che vince dolcemente la notte del cuore e della ragione.

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Se fossi un uccello,
canterei con la gola arrochita
questa terra battuta dalle tempeste,
questi fiumi vorticosi gonfi della nostra collera,
questo vento furioso che soffia incessante,
e l’alba dolcissima che si fa strada tra i boschi…
– poi morirei
e anche le piume si decomporrebbero nella terra.
Perché i miei occhi sono sempre colmi di lacrime?
Perché io ho per questa terra un amore profondo.

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Biografia

Ai Qing (conosciuto anche come Ai Ch’ing, pseudonimo di Chang Haich’eng) è stato uno dei maggiori letterati cinesi contemporanei. Nato il 27 marzo 1910 nella provincia di Jinhua, Zhejiang, figlio di un proprietario terriero benestante, ha avuto sin dalla fanciullezza un’educazione di prim’ordine, compreso l’insegnamento delle lingue occidentali. In Cina, inizialmente, studia pittura e a 18 anni si trasferisce a Parigi, dove si apre alla cultura europea. Oltre a dipingere, inizia a scrivere e scopre le liriche di Rimbaud, Apollinaire, Majakoskij.
Nel 1932, quando l’esercito del Giappone invade la Manciuria, torna in patria. Continua a scrivere, descrive la miseria e le sofferenze del popolo cinese. Nella prima raccolta di versi, “Dayanhe” (1936) esprime la sua preoccupazione per la gente comune, dove la poesia del titolo ricorda l’infermiera adottiva (Dayanhe) che lo ha allevato. Nel 1939 pubblica la raccolta di poesie “Nord” (1939), rappresentazione della battaglia rivoluzionaria dei contadini della Cina settentrionale. Viene condannato a tre anni di carcere perché si oppone ai nazionalisti di Chiang Kai-shek. Nel 1937 partecipa alla Rivoluzione Popolare ed entra in contatto con Mao Zedong, diventando anche professore universitario. Nel 1949 marcia su Pechino con l’Esercito Popolare di Liberazione. In seguito, come delegato, visita l’Unione Sovietica e l’America Latina. Allineato alle tesi della rivoluzione culturale, viene però accusato di eccessivo occidentalismo durante la campagna di repressione del 1957-58, ed è inviato al confino nelle più remote province della Cina per vent’anni. Rientra nella capitale solo nel 1978 e riprende a pubblicare poesie. Nel 1979 compie un lungo viaggio in Europa e visita più volte l’Italia.
Ai Qing è il poeta della campagna, dei villaggi contadini, degli spazi aperti che raccontano lo spirito più vero della grande Cina: quando descrive Shanghai, con le sue contraddizioni e fatiche, per esempio, il poeta si affida all’immaginifica figura dello storione che risale il Chang Jiang, il lungo fiume-arteria della Cina. Gli studi pittorici s’intrecceranno per sempre con il suo talento di esprimere poeticamente le emozioni. «Il poeta e il pittore - scrive - hanno analoghi occhi, che attraverso la finestra dello spirito esplorano con l’arte l’universo. Colori e linguaggio. Il poeta deve armonizzare il linguaggio nella mente come il pittore armonizza i colori sulla tavolozza». La sua capacità di catturare immagini hanno contribuito in modo decisivo allo stile poetico: lo si vede bene nella lirica che vi proponiamo («questa terra battuta dalle tempeste / questi fiumi vorticosi gonfi della nostra collera / questo vento furioso che soffia incessante»), dove emerge l’abilità nel rappresentare la natura.
“Selected Poems of Ai Qing” è uscito nel 1982, e tutta la sua opera è stata pubblicata nelle “Opere complete di Ai Qing” nel 1991. Tra le altre pubblicazioni si ricordano le raccolte “Le foglie morte” (1989), l’antologia “Bandito e poeta” (1990), “Gli odori dei campi”, “La mangiatoia” e “Morte di un nazareno” dove, colpito dallo studio del Vangelo, si domanda: «Non siamo tutti / nel nostro tempo / inchiodati su una croce?».
Sposato, ha avuto cinque figli. Uno di essi, Ai Weiwei, nato nel 1957, è un artista, designer, attivista, architetto e regista cinese. Ai Qing è morto il 5 maggio 1996 a Pechino, dove gli è stato dedicato di recente un museo.
In Italia tutte le collezioni di poesie di AI Qing sono state curate da Anna Bujatti, sinologa, saggista e traduttrice di prose e poesie cinesi antiche e moderne.
(A cura di Pino Pignatta)

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Parole chiave:
Amore - Poesia - Senso della vita - Speranza - Violenza - Vita e morte

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