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18/02/2020

Con Schumann fuori dal gorgo della tristezza (Robert Schumann, Violin Sonata Op. 121 “Grosse Sonate”)


Proposte di ascolto di Pino Pignatta


Robert Schumann
Violin Sonata Op. 121 “Grosse Sonate”
Leonidas Kavakos, violino; Yuja Wang, pianoforte


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Cambiamo epoca, trame sonore, linguaggio musicale, con un salto in avanti di cent’anni rispetto alle atmosfere liutistiche bachiane che abbiamo apprezzato nella scorsa puntata. Complice un ascolto su Rai Radio Classica dove, per la serie dei concerti trasmessi nella Cappella Paolina al Palazzo del Quirinale, abbiamo ritrovato la finezza cameristica di Robert Schumann e un suo capolavoro per pianoforte e violino (disponibile anche per violoncello): la Sonata n. 2 Op. 121, conosciuta come “Grosse Sonate”, in cui la definizione di “Grande” è sorretta, oltre che dai quattro movimenti, da un'introduzione nobile e austera, “Ziemlich langsam” (Piuttosto lento), all'inizio della quale viene presentato il tema principale che innerva l’intera pagina.
Ovviamente, consigliamo di ascoltare anche la versione per violoncello perché cambia tutto: la tinta, il timbro, l’atmosfera. Più brillante, luminosa, alla luce del sole, più fresca e in sintonia con stati d’animo di maggiore serenità, la versione originale per violino. Mentre l’arrangiamento che prevede il violoncello ci restituisce una Sonata più brunita, meditativa, introspettiva, forse più vicina a questo periodo della vita di Schumann segnato dalla malattia, dalla follia, dalle tenebre nella mente. Il violoncello, insomma, carica ancor più con tinte autunnali una pagina già segnata nella partitura originale per violino, lavorando a fondo nel registro più grave, dalla fatica di vivere, dove si ritrovano, e si riconoscono, gli aspetti più tipici del musicista Schumann: i toni appassionati e dolenti, il desiderio di un canto intimo e profondo.
Sono infatti questi anni difficili per il compositore, e la sua musica li precede, li accompagna, li colora. Questa seconda Sonata è stata scritta tra 26 ottobre e il 2 novembre 1851. Poco dopo Robert Schumann cade in un grave stato di indebolimento fisico e mentale, dal quale non si riprenderà più. Precipita tutto: nel 1853 completa la sua ultima composizione, i “Gesange der Frühe” op. 133; nei primi mesi del 1854 tenta il suicidio gettandosi nelle acque del Reno, viene salvato dai barcaioli ed è internato in un istituto di malattie mentali, dove muore due anni dopo. Immaginate quei due anni in manicomio, uno Schumann internato, considerato “matto”, magari con una camicia di forza, tra sofferenze, solitudine, abbandono. Vi domanderete: è possibile che un uomo così ci abbia donato pagine tanto meravigliose? Sì, è possibile, e forse è proprio questo il miracolo della musica.
Solo tre anni prima di questo incubo mentale, che certo già da tempo rivelava i primi segni, Schumann mette sul rigo musicale la prima Sonata per violino, l’Op. 105. Ma non lo rende felice, ed esterna pubblicamente una profonda insoddisfazione. Qualsiasi fossero i motivi, ciò che interessa qui è che, nonostante le sue già fragili condizioni psicologiche, il compositore tedesco trova l’energia creativa, e dunque anche fisica, per rimettersi in gioco, e per disegnare sui due strumenti, a distanza di appena un mese dalla prima Sonata, una musica assai più nobile e complessa, con una scrittura più fitta, un'introduzione maestosa, un linguaggio espressivo anche febbrile e rivelando, come scrive il musicologo Mario Mariani, «l'entusiasmo per un contrappunto che nasce dall'ammirazione per Bach ma si muove in modo ardito e fantasioso, sostituendo la dottrina con la libertà e l’invenzione».
Una composizione complessa, questa seconda Sonata di Schumann per violino e pianoforte, anche per le difficoltà tecniche di esecuzione, tanto che dopo una non felice “prima” salottiera, in un pomeriggio di “hausmusik” a casa dello stesso compositore, per una piccola cerchia di amici, la prima esecuzione pubblica, al Neues Theater di Düsseldorf, sarà affidata ai suoi interpreti di fiducia: il grande violinista dell’epoca, Joseph Joachim (celebre interprete anche di Brahms), e sua moglie Clara.
Insomma, Schumann poco prima del crollo psichico che ne causa l’internamento, prospettiva straziante per un artista romantico, libero sino ad allora di vagare sulle ali dell’ispirazione, riesce a scrivere in appena sette giorni, si può dire di getto, una composizione che vibra d’invenzione melodica, passione, slancio vitale.
Noi vi proponiamo qui il video di una bella esecuzione, nella celeberrima Carnegie Hall di New York dove hanno suonato tutti i grandi, di uno dei maggiori violinisti della scena contemporanea, il greco Leonidas Kavakos, accompagnato al pianoforte (per nulla in secondo piano nello sviluppo concepito da Schumann) dalla cinese Yuja Wang, duo premiato anche dalla Decca Classical con le Sonate brahmsiane. Dopo le suggestive trame melodiche del primo movimento, arriva il secondo, “Sehr lebhaft” (Vivace), che ha la struttura di uno Scherzo. Ma la tensione diventa palpabile soprattutto con il terzo movimento (“Leise, einfach”: Dolce, semplice), che consiste di quattro variazioni su un tema tenero, delicato, forse ispirato al corale luterano “Gelobet seis Du Jesu Christ”, esposto dal violino in pizzicato (e qui Kavakos è davvero magico), con la prima variazione costruita su un dolcissimo contrappunto che è una dichiarazione d’amore per Bach. E poi il quarto, (“Bewegt”, Agitato): Schumann vi prende per mano e vi accompagna fuori dal gorgo della tristezza. Da ascoltare e riascoltare per la sua capacità di colorare in modo rapsodico la vostra giornata. Materiale incandescente, a tratti sulfureo, clima appassionato, atmosfera tempestosa, da “Sturm und Drang”, percorso da un’energia benefica che per tre volte raggiunge il climax di una frase melodica struggente, costruita intorno alla tecnica della Fuga, ma meravigliosamente romantica e libera. Come dire: mi rinchiudete in una cella, ma la mia musica non la imbriglierete mai.
Buon ascolto.

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Per approfondire l’ascolto

1) Robert Schumann
Violin Sonatas
Ulf Wallin, violino; Roland Pöntinen, pianoforte (BIS, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

2) Robert Schumann
Sonata No. 2 for violin and piano Op. 121 (arranged for cello and piano)
Christian Poltéra, violoncello; Kathryn Scott, pianoforte (BIS, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

3) Robert Schumann
Romanzen Op. 94 - Fantasiestüke Op. 73 - Märchenbilder Op. 113 - Märchenerzählungen op. 132
Ingo Goritzki, oboe; Thomas Friedli, clarinetto; Hirofumi Fukai, viola; Riccardo Requejo, pianoforte (Claves Records, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

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Parole chiave:
Bellezza - Libertà - Malattia mentale - Musica da camera - Sofferenza

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ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico

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