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13/10/2020

La febbre mortale nella follia di Manfred (Robert Schumann, Manfred-Ouvertüre Op. 115)


Proposte di ascolto di Pino Pignatta


Robert Schumann
Manfred-Ouvertüre Op. 115
hr-Sinfonieorchester – Frankfurt Radio Symphony; Marek Janowski, direttore


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Abbiamo appena finito di ascoltare Johann Christian Bach, le melodie italiane e ormai galanti del suo Concerto per clavicembalo, ed eccoci a un’altra musica, ad altre sonorità, a un impasto orchestrale fatto di colori, timbri e lirismi totalmente differenti. Sono passati non più di 80 anni dalle melodie del figlio di Johann Sebastian, quando Robert Schumann, a metà Ottocento, firma questa Ouverture per orchestra, composta per la rappresentazione del “Manfred” di George Byron. Eppure il paesaggio sonoro è completamente diverso: siamo ormai al pieno protagonismo della grande orchestra, al sinfonismo in cui brillano tutte le famiglie di strumenti, al musicista che mette sul pentagramma le proprie emozioni più profonde, scavando nell’anima, senza una corte, o un principe, che gli commissioni musica da intrattenimento, per qualche occasione.
“La vittoria dell’arte sulla sofferenza”, avevamo titolato in occasione di un precedente ascolto schumanniano, l’Adagio espressivo tratto dalla Sinfonia No. 2, con quel canto d’oboe che medita sulla malinconia. Sofferenza in vita, sofferenza per malattia, o per amore, sebbene qui, nel poema drammatico scritto da Byron nel 1817, quando ancora l’afflato romantico era lontano, domini un dolore sbagliato, per un amore incestuoso, la liaison tra Manfred e Astarté (la sorella-amante, morta a causa di questa relazione proibita). Tuttavia, Schumann si lascia conquistare da questa storia che si dipana tra dubbio, follia e morte. Il compositore, come ricorda lo storico Roberto Mariani, «l’aveva letto da giovane e diciannove anni dopo compose le musiche di scena per questo “poema drammatico”, lavorando dalla fine del 1848 al 1851, durante il soggiorno a Dresda, turbato da crisi di nervi, depressioni, fobie e allucinazioni, e durante l’ancora peggiore periodo trascorso a Düsseldorf come direttore d’orchestra». Ci ha però donato (altro mirabile esempio di come la musica possa sublimare persino il dolore della follia) questa pagina orchestrale che è un capolavoro di concentrazione espressiva: «Colori lividi, ritmi inquieti e sincopati, frasi appassionate, atteggiamenti ribelli, efficaci gradazioni emotive, tutto contribuisce a creare un’atmosfera angosciata».
Robert Schumann è un compositore che sa darci infinitamente più di quanto noi immaginiamo. Sembra un po’ lontano tra i grandi che hanno segnato l’Ottocento, sempre un po’ indietro, nell’immaginario, rispetto al più popolare Chopin. Ma in realtà poi ascolti questo musicista morto distrutto dalla malattia mentale e ti accorgi che nella sua arte ci sono lampi di melodia struggente, fraseggi che scavano in profondità, e resti meravigliato per la bellezza dell’ispirazione. Perché qui, come abbiamo detto prima – rispetto al Johann Christian Bach partito nel 1762 alla volta di Londra, e non molto tempo dopo insignito della carica di musicista della regina e in seguito Kapellmeister – si tratta di pura ispirazione.
L’idea di proporvi questo pezzo ci è venuta perché lo store digitale specializzato nella musica colta, Idagio.com, ha impaginato fra le varie playlist rigorosamente classiche un’antologia davvero interessante, intitolata Wanderers, che letteralmente significa “vagabondi”, e cela dietro di sé quella stupenda idea romantica del viaggiatore di luoghi, di spazi, di anime, capace di percorrere terre inesplorate alla ricerca della propria affermazione, per sconfiggere la nostalgia, il colore cupo della malinconia.
L’immagine del vagabondo romantico, infatti, ha catturato a lungo l’immaginazione di poeti, artisti e compositori. Molti di voi hanno presente un dipinto, ormai celeberrimo, di Caspar David Friedrich, “Wanderer above the mist”, una figura che incarna l’autentico spirito romantico: da un lato avventuroso, alla ricerca della bellezza, immerso nella natura; e dall’altro, isolato, solitario, desideroso di qualcosa lasciato alle spalle o non ancora trovato. Quella sensazione di inquietudine che ognuno di noi ha provato almeno una volta nella vita.
Dunque, se volete godervi questa playlist su Idagio, ci troverete Schubert, che ha preso il personaggio del viandante, lo ha esaminato da ogni angolazione, e ne ha fatto un’icona nella storia della musica: i suoi due cicli di Lieder, “Die schöne Müllerin” e “Winterreise”, sono una rappresentazione immortale dell’anima del viaggiatore romantico.
Ma potete ascoltare, tra le varie proposte, anche “L’invitation au voyage” del francese Eugène Marie Duparc, la sinfonia di Hector Berlioz “Harold en Italie”, e la celebrazione della primavera di Gustav Mahler nel secondo Lied del ciclo (da ascoltare tutto, è il nostro consiglio, come gli schubertiani Die schöne Müllerin e Winterreise sono gioielli che non possono mancare nella discoteca di casa) “Lieder eines fahrenden Gesellen”, Canti di un giovane in viaggio, o Canti di un viandante, o Canti di uno in cammino; e Johannes Brahms, che combina due voci con il pianoforte per “Allora lasciaci vagare”. Oppure il “Wandering Madman” del compositore ceco Leos Janáček, dove è descritta una figura selvaggia e perduta.
E ovviamente trovate la Manfred-Ouvertüre di Schumann ispirata da Byron, le cui parole racchiudono la sensibilità del viandante:

La mia gioia era nel deserto...
tuffarsi nel torrente, e rotolare.
Sul rapido vortice della nuova
onda che si infrange.

Ascoltate la delizia di questi suoni, di questi impasti raffinatissimi, a tratti incendiati da una passione bruciante, quella di Manfred, essa stessa malattia, patologia, in quanto illegittima, illecita, illegale. Ha scritto, con efficace sintesi, nel farci comprendere questa Ouvertüre, il latinista, musicologo e germanista Franco Serpa: «Quasi tutta la musica sinfonica di Schumann è “sana”, talora anche troppo: solo nel romantico Manfred arde la febbre mortale che in pochi anni avrebbe annientato anche l’artista».
Buon ascolto.

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Per approfondire l’ascolto

1) Robert Schumann
Manfred-Ouvertüre; Sinfonia No. 2
Philharmonia Orchestra; Christian Thielemann, direttore (Deutsche Grammophon, disponibile anche sugli store digitali)

2) Robert Schumann
Cello Concerto Op. 129; Piano Trio No. 1; 5 Stucke im Volkston
Pablo Casals, violoncello; Prades Festival Orchestra; Eugene Ormandy, direttore (Sony Classical, disponibile anche sugli store digitali)

3) Robert Schumann
Romanzen Op. 94; Fantasiestuke Op. 73; Märchenbilder Op. 113; Märchenerzählungen op. 132
Ingo Goritzki, oboe; Thomas Friedli, clarinetto; Hirofumi Fukai, viola; Riccardo Requejo, pianoforte (Claves Records, disponibile anche sugli store digitali)

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Parole chiave:
Amore - Follia - Musica - Romanticismo

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ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico

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