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03/03/2020

Sei «Momenti» per ritrovare le nostre energie (Sergej Rachmaninov, Sonata per violoncello e pianoforte Op. 19)


Proposte di ascolto di Pino Pignatta


Sergej Rachmaninov
Moments Musicaux Op. 16
Andantino - Allegretto - Andante cantabile - Presto - Adagio sostenuto - Maestoso
Nikolai Lugansky, pianoforte


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Leggendo qualche approfondimento sulla musica al tempo degli antichi Greci, si scopre che l’arte aveva anche una funzione emotiva: procurare piacere, oppure sollevare l’animo dalla fatica e dalle sofferenze. Da qui il termine “catarsi”, cioè una purificazione, un piacevole alleggerimento dello spirito grazie all’effetto di un’opera d’arte, fosse essa una poesia, una melodia, una danza. Spiega lo storico e musicologo Emiliano Buggio che per Aristotele «alcune strutture musicali hanno la capacità, non trascurabile, di ricaricare le energie psico-fisiche e far dimenticare i dolori. Alcune stimolano all’azione, altre suscitano entusiasmo». Dunque, momenti musicali diversi che sottolineano e attivano gli stati d’animo.
E allora, dopo la parentesi cameristica di Schumann dell’ultimo ascolto, in pieno Romanticismo, spostiamoci verso gli ultimi decenni dell’Ottocento, per incontrare sei perle del repertorio pianistico, sei “momenti musicali” ricchi di melodie meditative, ricche di armonie, ampiezza lirica e un virtuosismo acceso, capaci di trasmettere emozioni vigorose. Sono i Moments Musicaux Op. 16 che il compositore russo Sergej Rachmaninov, l’ultimo dei grandi musicisti romantici russi, mette sul pentagramma fra ottobre e dicembre 1896.
Sono sei lavori che compongono un’unica opera: Andantino, Allegretto, Andante cantabile, Presto, Adagio sostenuto, Maestoso. Bisognerebbe partire dal terzo, eseguito da Vladimir Horowitz (lo ascoltare qui) per assaporare in pieno questa musica dove il lirismo del folclore russo, che poi esploderà soprattutto nel secondo e terzo Concerto per pianoforte, dipinge una pagina di profonda tristezza e malinconia, che tuttavia è uno dei vertici dell’arte di Rachmaninov, a dimostrazione ancora una volta di come la musica legge, attraverso il compositore, gli stati d’animo, anche i più dolorosi, e raccontandoli, facendoli diventare “presenza”, cioè non resistendo a essi, li lascia andare, li libera, ci libera.
Ma tutti e sei, questi Moments Musicaux, sono una carezza: dolce nelle pieghe più nascoste della melodia; vigorosa quando il virtuosismo di Rachmaninov si accende, diventa energico e rapsodico, e scuote, dona vitalità. Qui abbiamo la fortuna di ascoltarli integralmente, eseguiti da uno dei massimi specialisti di queste pagine, il moscovita Nikolai Lugansky. Come spesso è accaduto nella storia della musica, un capolavoro può nascere da questioni banali: nel 1896, infatti, un anno prima del clamoroso fiasco della sua Prima Sinfonia, che lo getterà in un profonda depressione (dalla quale uscirà ancora una volta grazie alla musica), Rachmaninov vive una grave situazione finanziaria. Ha assoluto bisogno di soldi. Il 17 dicembre scrive a un amico che entro il 20 deve scrivere sei pezzi per pianoforte: «Tre giorni: un niente». Sta male. Lo agguanta l’angoscia. E nonostante il comprensibile malessere, lavora giorno e notte. Il risultato è quello che ascoltate: dal pianoforte emergono alcune tra le pagine più belle, innovative e virtuosistiche del repertorio pianistico.
Belle ma tormentate, affannose, disperate. Proprio come nel terzo di questi momenti, il più celebre. Qui la tristezza è palpabile, ma è una sofferenza che scaccia la sofferenza. E’ una via di mezzo fra una romanza senza parole, il tempo lento di una sonata, e una marcia funebre: lo avvertire dalla potenza dei bassi, dinamicamente molto marcati, soprattutto in Horowitz, più che in tanti altri bravi esecutori, ed è appunto in questi dettagli che un artista si staglia su tutti gli altri. Una melodia interrotta da silenzi, intarsiata dai silenzi, dove mai come qui le pause sono musica, parlano, esprimono sentimenti, confidano stati d’animo.
Il terzo e il quarto momento sono forse i più sconcertanti di questo lavoro di Rachmaninov. All’Andante cantabile segue un Presto: il climax cambia all’improvviso, dalla sua linea melodica, è stato scritto, «si genera un vorticare infinito di sentimenti contrastanti», un brano con enormi difficoltà esecutive, dove il virtuosismo del compositore russo si esprime con pienezza di linguaggio. Un brano, scrive il musicologo Giulio d’Amore, «fortemente drammatico, in cui la melodia potentemente sbalzata della mano destra è sostenuta da un febbrile accompagnamento della sinistra».
Va ricordato che il termine “Momento Musicale” era stato già usato da Franz Schubert, 70 anni prima, anche qui in una raccolta di sei pezzi, e dunque la scelta di Rachmaninov non può essere casuale: il riferimento a Schubert, i cui “Moments” sono parimenti apprezzabili nella lettura di Horowitz o di Alfred Brendel, è fuori di dubbio. Ma con una differenza: nelle sei pagine schubertiane dominano l’intimismo, il lirismo: mentre nel grande russo poi naturalizzato statunitense è il virtuosismo (per i pianisti la difficoltà tecnica) che spettacolarizza la poesia. Schubert dipingeva la malinconia ripiegando su se stesso. Rachmaninov prende il dolore e lo getta lontano. E’ liberatorio.
Buon ascolto.

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Per approfondire lascolto

1) Sergei Rachmaninov
Moments Musicaux Op. 16
Nikolai Lugansky, pianoforte (Erato, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

2) Sergei Rachmaninov
Horowitz plays Rachmaninov
Moments Musicaux Op. 16
Vladimir Horowitz, pianoforte (Sony Music, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

3) Franz Schubert
Moments Musicaux Op. 16
Alfred Brendel (Decca, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

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Parole chiave:
Dolore - Serenità - Sofferenza

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ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico

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